Chi ha paura dell’avvocato?

Il sistema giudiziario italiano dovrebbe essere imperniato sul metodo accusatorio, che prevede l’eguaglianza tra accusa e difesa di fronte a un giudice terzo. In realtà, a causa di una serie di incongruenze, a cominciare dalla mancata separazione delle carriere tra i magistrati delle procure e quelli giudicanti, continua ad agire un sistema inquisitorio. L’attenzione posta allo squilibrio tra accusa e difesa ha fatto trascurare a lungo un altro aspetto, quello dello squilibrio qualitativo tra la magistratura e l’avvocatura.
14 AGO 12
Ultimo aggiornamento: 23:21 | 13 AGO 20
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Il sistema giudiziario italiano dovrebbe essere imperniato sul metodo accusatorio, che prevede l’eguaglianza tra accusa e difesa di fronte a un giudice terzo. In realtà, a causa di una serie di incongruenze, a cominciare dalla mancata separazione delle carriere tra i magistrati delle procure e quelli giudicanti, continua ad agire un sistema inquisitorio. L’attenzione posta allo squilibrio tra accusa e difesa ha fatto trascurare a lungo un altro aspetto, quello dello squilibrio qualitativo tra la magistratura e l’avvocatura. Il ministro Paola Severino ha invece preso in considerazione anche questo secondo problema, e ha proposto di porvi rimedio migliorando la formazione universitaria degli avvocati e istituendo una laurea specifica per evitare che l’avvocatura “sia una scelta di ripiego”. In Italia, com’è noto, i procuratori legali e gli avvocati sono moltissimi, circa dieci volte più numerosi, per esempio, dei loro colleghi francesi. A parte qualche eccezione e alcuni picchi di eccellenza, le facoltà di Giurisprudenza sono spesso un esempio dei guasti dell’università di massa: un sistema ridotto a laureificio non in grado di fornire selezione e preparazione specifica per un settore di primo piano per la vita civile come dovrebbe essere l’avvocatura. Guido Calvi, noto avvocato progressista ora membro del Csm, conferma la diagnosi della titolare del ministero della Giustizia: “La professione è caduta in una crisi drammatica… il ministro è stato fin troppo pacato nei toni”.
L’avvocatura è o dovrebbe essere, come accade in altri paesi, soprattutto anglosassoni, il presidio del diritto dei cittadini accusati a ottenere un giusto processo. L’avvocato è l’antagonista naturale che impedisce all’accusa di esorbitare dai limiti imposti dalla legge e dalla Costituzione. Questo presidio in Italia è storicamente debolissimo. Se c’è qualcosa che può impensierire la dottoressa Patrizia Todisco, giudice che ha emesso l’ordinanza per spegnere gli altiforni dell’Ilva esercitando in modo integrista il proprio ruolo, non sono certamente, con tutto il rispetto, gli avvocati della famiglia Riva. Avvocati specializzati, colti, autorevoli, che sanno percorrere la via della controversia e non solo quella del patteggiamento, ovviamente ci sono. Meno si vedono, invece, avvocati dotati di una cultura giuridica liberale, senza complessi di inferiorità verso la magistratura, che possano diventare la spina dorsale di una nuova “corporazione forense”, forte della sua funzione e non del numero. E’ una questione culturale, di regole, e di democrazia. La riforma universitaria è un punto di partenza interessante, perché conferisce dignità e preparazione specifica a chi deve difendere gli interessi dei clienti-cittadini nel quadro di una giurisprudenza moderna che può nascere solo dal confronto ad armi pari tra accusa e difesa.